La cantante egiziana Shima  Ahmed condannata a 2 anni di carcere per un videoclip giudicato lascivo

Un tribunale penale della capitale egiziana, Il Cairo, martedì 12 Dicembre 2017, ha condannato a 2 anni di carcere con l’accusa di “incitazione al libertinaggio”, la giovane cantante egiziana  Shima Ahmed per un videoclip di una sua canzone, considerato dalle autorità “lascivo”. La stessa pena è stata comminata al realizzatore del videoclip.

La cantante, di 22 anni di età, fu arrestata e condotta in carcere il 17 novembre 2017 e dichiarò davanti al Tribunale che mai avrebbe immaginato che il video, che la vede protagonista, avrebbe creato tanto scandalo. Secondo il quotidiano egiziano Al Masry al Youm, la cantante assicurò che il videoclip fu una idea del produttore Hosam al Sayed.

La cantante e il produttore dovranno inoltre pagare una multa di 10.000 lire egiziane (circa 471,00 Euro), secondo il verdetto, che è comunque appellabile per entrambi. Il videoclip della canzone  “Ho le mie attenuanti” (in arabo “Andi Zorof”) ha sollevato polemiche per le sue allusioni sessuali esplicite e per gli indumenti succinti della cantante, considerati poco decorosi per i canoni della società conservatrice egiziana, dove l’islam ha una forte egemonia ideologica e culturale. Shima Ahmed non è la prima artista che è stata perseguitata dalle autorità egiziane per il contenuto delle proprie performances artistiche o per personali dichiarazioni. Nel corso del mese di Novembre del 2017, il Collegio dei Musicisti d’Egitto ha proibito alla famosa e popolare cantante egiziana Sherine Abdelwahab di esibirsi con l’accusa di “burlarsi in maniera ingiustificata” del fiume Nilo, durante un concerto durante il quale ha denunciato l’inquinamento dell’acqua del principale fiume egiziano.

Nel maggio del 2017, una ballerina di danza del ventre e un operatore cinematografico sono stati processati per “incitazione al libertinaggio, utilizzo negativo dei mezzi di comunicazione e attentato contro la Morale Pubblica”, a causa di un video musicale diffuso in internet.

Tutti questi esempi mostrano la forte limitazione di libertà in Egitto, che non colpisce solo oppositori politici, giornalisti e sindacalisti, ma anche il mondo dello spettacolo. In Egitto non esiste libertà e, ogni giorno che passa, è sempre più evidente, tra l’opinione pubblica, la contraddizione tra modo di vita moderno, libero, senza condizionamenti sociali e/o religiosi, e modi di vita imposti da una morale religiosa, che ha basi sociali e ideologiche arcaiche, medievali e non al passo con i tempi del mondo moderno, con tutti i suoi difetti e ingiustizie sociali.

Questa stridente contraddizione è presente, non solo l’Egitto, ma praticamente in quasi tutto il mondo arabo, sotto il tallone della religione islamica, con l’emergere di frange estremistiche e di dittature, funzionali al dominio imperialista del capitalismo internazionale, che mostrano il loro lato oscuro, per dominare i popoli e renderli alla fine dei conti succubi delle politiche di rapina di quell’imperialismo, che le stesse frange violente radicali islamiche fanno credere di voler combattere.

 

Articolo ripreso dal quotidiano Ecuadoriano Extra del 12 Dicembre 2017.